Contrattempo – Recensione

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Scritto e diretto da Oriol Paulo, Contratiempo  è un sorprendente thriller spagnolo anno 2016 disponibile nel catalogo Netflix.

Adrián Doria un importante uomo d’affari, accusato dell’omicidio dell’amante contatta l’avvocato Virginia Goodman per rafforzare la sua difesa e trovare un cavillo che gli eviti la condanna, inizia cosi un inteso viaggio a ritroso per scoprire la verità che si cela dietro l’omicidio della donna.

 

 

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Un crime drama vecchio stampo di cui si sentiva la mancanza, un giallo di qualità abilmente costruito, gli avvenimenti vengono ripercorsi con numerosi flashback in cui la verità viene smontata e ricostruita giocando con lo spettatore, disseminando indizi enigmi e false piste, atmosfere nere ricche di suspense ribalteranno la vostra teoria attraverso punti di vista diversi e ragionamenti laterali.

Un film sorprendente, Oriol Paulo con Contratiempo afferma prepotentemente  la sua abilità da regista, un thriller da camera ben interpretato con un intreccio magistrale e dal ritmo serrato, assolutamente da vedere.

 

Voto 5/5

 

Beata ignoranza -Recensione

 

Beata ignoranza è un film del 2017 diretto da Massimiliano Bruno con Marco Giallini e Alessandro Gassmann, attualmente nelle sale cinematografiche.

Scontro generazionale tra mondo social e tradizionale dei due protagonisti, idea contemporanea e interessante ma sviluppata malissimo.

Il film si presenta confusionario, con una sceneggiatura banale che in alcuni punti tende al surreale, il rapporto padre – figlia è contraddittorio, non è chiaro il ruolo di Giallini che a tratti ha atteggiamenti e battute da  padre cattivo e nelle scene successive appare come  amicone affettuoso, improbabile che la figlia appaia all’improvviso dopo dieci anni con la proposta di girare un documentario ma soprattutto poco credibile che abbiano deciso subito di sconvolgere la propria vita quando nella realtà difficilmente chi ha una dipendenza avrebbe accettato di partecipare all’esperimento, scena del crollo del palazzo di Giallini  incommentabile e ridicola, e personaggio della cameraman davvero forzata nei dialoghi.

Rapporti raccontati con superficialità e personaggi con comportamenti contraddittori. Si rivolgono a pubblico con intento di coinvolgere e divertire ma non ci riescono.

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Purtroppo si posiziona in classifica insieme alle solite commediucce italiane a cui siamo abituati perché aver tra gli attori personaggi che stanno cavalcando l’onda del successo non basta per avere un prodotto degno di essere guardato.
Indubbia bravura degli interpreti, ma il film è decisamente scadente e senza struttura.

Passatempo solo e puro se proprio non avere di meglio da fare o guardare.
Banale banale banale.

 

Voto 2/5

Imperium – Recensione

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Imperium è un film del 2016 diretto da Daniel Ragussis e basato su una serie di eventi realmente accaduti.

La pellicola racconta la storia dell’agente FBI Michael German, interpretato da Daniel Radcliffe, che trascorse la maggior parte della propria carriera sotto copertura  all’interno di una pericolosa banda di fanatici attivisti neonazisti americani.

Daniel Ragussis è alle prime armi con la regia, aspetto che in un alcuni punti tende ad uscire fuori.

La trama è molto interessante ma avrei preferito un racconto meno romanzato e più crudo, poche le scene di violenza che a mio parere avrebbero raccontato con maggiore spessore e con un’impronta più realistica i gruppi nazisti e l’odio razziale.

Prendere spunto da scontri realmente accaduti avrebbe dato un aspetto documentaristico al film che invece racconta superficialmente una realtà fatta  per la maggior parte delle volte di aggressività e risse.

 
Daniel Ragussis poteva far decisamente meglio anche nella scelta dell’attore protagonista, purtroppo Daniel Radcliffe appare poco plausibile come infiltrato in un gruppo di neonazisti, causa ruoli precedenti si ritrova cucito addosso il ruolo da bravo ragazzo e lo spettatore fatica ad accostarlo ad un  ruolo più cattivo.

Questo personaggio inoltre non è adatto all’aspetto fisico dell attore  che non vince in credibilità , la sua figura non rientra nei canoni fisici scelti dalla FBI e ciò lo rende forzato e poco realistico.
Ovviamente anche  il paragone con  American History X è d’obbligo e difficilmente regge il confronto.

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La storia comunque è molto attuale, pellicola  interessante per i temi trattati dai numerosi  spunti di riflessione, quanto un’ideologia può annebbiare la mente e quanto un gruppo può cancellare l’individuo? 

 
Nonostante gli aspetti poco positivi evidenziati,  consiglio la visione del film, che alla fine dei conti ho guardato piacevolmente e ritengo meriti una visione, possibilmente però  in lingua originale causa doppiaggio poco esaltante.

Fanno parte del cast anche Toni Collette, Tracy Letts e Sam Trammell.

Film disponibile nel catalogo Netflix.

 

Voto 3.8/5

La legge della notte -Recensione

La legge della notte è un film di Ben Affleck, nonché adattamento del romanzo Live by Night di Dennis Lehane.

Un film sui gangster che diversamente da come ci si aspetta dal genere appare piatto e senza presa,  sempre sul punto di decollare ma rimane  fermo li, immobile, sulla pista di partenza.

Ben Affleck ci prova con un film dalle tematiche trite e ritrite cadendo in un ruolo che non gli appartiene, come personaggio, interpretazione ed estetica stessa dell’attore.

 

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La legge della notte scade nel noioso , con dialoghi scontati e battute a tratti troppo d’effetto. Tutto appare raccontato superficialmente e senza carattere, voce narrante fuori campo di Affleck  a mio parere ulteriormente artificiosa.

 
Ambientazione , fotografia e costumi salvano il film collocandolo tra i guardabili ma rimane un prodotto senza adrenalina lontano dai capolavori delle gangster story più amate.

Da guardare senza molte pretese.

 

Trailer:

 

 

Voto 2.8/5

La Sezione Q – Recensione

Oggi parleremo di una interessantissima  trilogia di film thriller danesi chiamata “La Sezione Q” tratti da una serie di romanzi  scritti da Jussi Adler Olsen.
La Sezione Q è un reparto della polizia danese che si occupa dei casi ormai  archiviati diretta dell’ispettore  Carl Mørck con il collega Assad .
Filo conduttore dei film sarà la  risoluzione dei “cold case”: ossia i casi irrisolti da anni, riporteranno così alla luce alcuni vecchi casi chiusi, riprendendo le indagini abbandonate dai precedenti colleghi.

Finora sono stati realizzati tre film:

  • “ The Keeper Of Lost Causes -La donna in gabbia”,
  • “ The Absent One -Battuta di caccia”
  • “A conspiracy of faith- Il messaggio nella bottiglia”

Il primo è un film di Mikkel Nørgaard , uscito in Italia col titolo “Carl Mørck – 87 minuti per morire” e tratta della scomparsa della donna  Merete Lynggaard, avvenuta cinque anni prima;

in “The Absent One” secondo episodio della Sezione Q, diretto sempre da Mikkel Nørgaard , riaprono un vecchio caso di omicidio rimasto irrisolto da circa venti anni in cui furono coinvolti dei giovani collegiali;
nel terzo film “A conspiracy of faith” , di Hans Petter Moland , indagano su un messaggio in una bottiglia abbandonato nella stazione di polizia contenente una richiesta d’aiuto.

La trilogia  La Sezione Q vanta dei thriller magnetici e dalla grande  bellezza narrativa, l’intreccio delle trame è complesso  senza essere scontato,  ben curato nei dettagli, ottima elaborazione e trasposizione della psicologia dei personaggi,  atmosfere di grande impatto, esemplare la fotografia e ottima performance attoriale di Nikolaj Lie Kaas e Fares Fares.

Indubbiamente tra i migliori thriller degli ultimi anni, assolutamente da vedere.

Lo scrittore Jussi Adler Olsen ha inoltre recentemente comunicato di aver venduto i diritti per la realizzazione di una serie tv americana basata sulle indagini dell’ispettore Carl Mørck , sceneggiata da Scott Frank.

Riusciranno a non deludere le altissime aspettative?

Nel frattempo non perdetevi i film!

Voto 5/5

Moonlight – Recensione

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Ed eccoci al Re che ha spodestato La La Land, regalandogli generosamente tre minuti di gloria, si tratta del chiacchieratissimo Moonlight oscar 2017 come miglior film del regista Barry Jenkins.

Moonlight, diversamente da La La Land, non parla di sogni ma di realtà nuda e cruda, quella delle strade delle periferie di Miami fatte di spaccio e pregiudizi.

Le tematiche sono attuali:  omosessuali discriminati, afroamericani che spacciano, famiglie povere, bulli  e altri cliché di questo tipo.

La trama è basata sull’opera teatrale In Moonlight Black Boys Look Blue di Tarell Alvin McCraney, solo il capitolo finale “iii. Black”  è tutta farina del loro sacco (purtroppo?).

Moonlight  è un film in cui si parla più per immagini che attraverso i dialoghi, e questo è sicuramente un punto a suo favore perché non sempre tutto è spiegabile attraverso il linguaggio, molto spesso i primi piani muti , che in questo film sono dei gioiellini, esprimono tutto.

La storia è divisa in tre capitoli che affrontano  i tre momenti fondamentali della crescita di Chiron, un ragazzo afroamericano omosessuale, interpretato da rispettivamente da:

  • Alex Hibbert (Chiron bambino)
  • Ashton Sanders (Chiron adolescente)
  • Trevante Rhodes ( Chiron adulto)

A Chiron la vita non ha regalato nulla, a volte succede, alcune persone devono grattare con le unghie il terreno per trovare qualcosa di buono, mentre altre senza meritarlo non devono chiedere mai nulla. Non so cosa sia meglio, c’è chi parla senza dire nulla, è poi c’è gente come Chiron che nel suo silenzio fa riflettere e ti dice molto di più, come quando guarda sua madre che gli urla contro un odio tossico  e lui immobile non reagisce, perché anche se viene soprannominato “piccolo” lui ha già capito molto di più di tutti gli altri, grazie o per colpa di quella sofferenza che lo ha svuotato dentro fino in fondo e gli ha insegnato ad andare avanti da solo, senza contare su nessuno.

La figura di Juan, amico-padre diventa punto di riferimento nella sua crescita , l’uomo alfa che nei primi due capitoli Chiron non riesce ad essere ma che decide di diventare per non essere più “piccolo” o solo “Chiron” la preda dei bulli, ma per divenire “BLACK“il nuovo Juan.

Mahershala Ali per l’interpretazione di Juan ha ricevuto l’Oscar come miglior attore non protagonista, personalmente ho apprezzato molto anche Naomie Harris.

Alla fine dei conti Moonlight è un film che mi ha convinto all’85%,  non ho apprezzato alcune scelte registiche secondo me troppo stereotipate e in alcuni casi forzate per suscitare emozione nello spettatore, vedi finale del primo capitolo; in alcuni momenti le riprese mi sono sembrate letteralmente barcollanti e immature; inoltre l’ultimo capitolo, nonché l’unico scritto appositamente per il film è stato quello fondamentalmente più debole in alcuni punti. Complessivamente però è un prodotto che consiglio di vedere e ben riuscito, riflessivo e struggente, racconta la realtà delle periferie americane senza mezze misure e in un periodo di forti discriminazioni razziali e poca attenzione verso le minoranze.

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Voto 4/5

La La Land – Recensione

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Non sono mai stata una grande amante dei musical , per cui  quando ho deciso di andare al cinema per vedere La La Land mi aspettavo due orette di maledizioni e pentimento che, effettivamente, ho avuto per i primi venti minuti.
Poi tutto è cambiato.
Premetto che non è un film da apprezzare per l’originalità o spessore della trama, mia nipote di dieci anni inventa storielle d’amore più fantasiose.
È una pellicola sospesa tra le funi del tempo che non passa, in cui inverno, primavera, estate e autunno trascorrono senza distinzioni, tra feste in piscina e vestitini estivi anni 50 che profumano di  Woody Allen.
È un amore delicato quello dei nostri protagonisti quasi accennato senza grandi dimostrazioni carnose ma raccontato con eleganza e raffinatezza vintage, senza però impedirci di immergersi e vivere la loro storia .
Una storia raccontata guardandoli in faccia tra le poche e marginali comparse presenti nel film.  Determinata a farci assaporare quel sogno così desiderato che ci ricorda che può avverarsi. Perché Damien Chazelle non smette mai di farcelo credere, volando tra le stelle , ballando in cima alla collina o tra le strofe di una Senna.
Ho apprezzo la scelta della ripresa totale dell’attore nelle sue imperfezioni di esibizione, imperfetti come la vita che racconta e semplicemente reali come la loro storia d’amore
Nel raccontare un sogno nel cassetto si rischia di scadere nel mieloso e commovente template cinematografico, ma le scelte registiche ci mostrano la vita  reale fatta di scelte difficili e percorsi individuali necessari al raggiungimento dei propri obbiettivi, ma nello stesso tempo lasciano spazio ad un ‘cosa sarebbe successo’ effetto Sliding Doors  creativamente ben realizzato.
Il risultato finale è un musical poco musical, ma per questo contemporaneo, di spessore scenografico.
Colori accessi, costumi, balli e musiche sono in tema con l’obbiettivo onirico, ben riusciti e azzeccati sotto vari aspetti. L’impegno attoriale è tangibile, Emma Stone a tratti perfetta se non fosse per qualche faccetta di troppo.
Un film consigliato e che profuma di numerosissimi oscar.
Voto 5/5