Broadchurch – Recensione

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Broadchurch è una serie televisiva britannica ideata da Chris Chibnall e trasmessa in prima visione su ITV a partire dal 2013. Quest’anno assisteremo alla terza stagione che conclude definitivamente la serie. Lo stesso Chibnall parla di questo capitolo finale come una coinvolgente ed emozionante chiusura d’addio.

La prima stagione , definita da molti un capolavoro, ha inizio nelle spiagge di Broadchurch  dove viene  ritrovato  il cadavere del piccolo Danny Latimer. Sul caso indagherà  Alec Hardy interpretato da David Tennant, e Ellie Miller interpretata da Olivia Colman.

Broadchurch si mostra come un piccolo paesino scosso dall’orrore accaduto ma, attraverso un giallo vecchio stile, arriveremo alla scoperta del vero volto che nasconde  questa città . Non a caso la scelta dell’ambientazione in un luogo lontano dalle grandi metropoli ad alto tasso di criminalità in cui siamo abituati ad efferati omicidi, mentre il vero dramma di Broadchurch nasce proprio dalla comunità come luogo tranquillo e riparato in cui si conoscono tutti. La sicurezza idilliaca  viene spezzata e il mostro assassino può essere chiunque : dall’amico d’infanzia al prete del paese, ma anche il proprio marito.

Il cuore della stagione rivela una cruda verità: l’impossibilità di  conoscere fino in fondo gli altri poiché ognuno di noi nasconde un segreto a volte irrivelabile.

Se la prima stagione è stata brillante,  il secondo capitolo  prende una rotta diversa, meno giallo e più  introspezione , segue il processo per l’omicidio di Danny  e il caso precedente a cui lavorava Alec prima di arrivare a Broadchurch. La scelta del regista è stata quella di non allontanarsi troppo dalla storia della prima stagione e mostrarci i retroscena, conservando comunque un buon ritmo e rimanendo un prodotto valido ma con qualche riserva, c’è da sottolineare che gran parte del merito lo dobbiamo alla splendida interpretazione di Tennant.

C’è quindi  molta attesa per questa terza stagione di Broadchurch  in cui si affronterà il tema della violenza sessuale, sarà davvero una coinvolgente ed emozionante chiusura d’addio?

Voto 5/5

Peaky Blinders – Recensione

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Ho appena terminato di guarda questa serie tv, anche se più che guardare diciamo che l’ho gustata minuto per minuto e adesso non ho dubbi : è una serie che meriterebbe il grande schermo.

La storia si svolge nell’Inghilterra degli anni ’20 nella povera Birmingham esattamente, dove regnano i Peaky Blinders . Città sporca e peccaminosa in cui regna la lussuria e i problemi si risolvono a colpi di pistola,tirapugni e grosse lame.

Tommy il capofamiglia è il bravissimo Cillian Murphy, bello e dannato, due occhi gelidi e un carattere di ferro nascondono un passato da soldato in Francia , da dove tutti sono tornati con l’anima spezzata. In realtà a tirare i fili della famiglia Shelby c’è Polly, che mi ha ricordato molto Smurf di Animal Kingdom , simbolo della donna forte nonché pilastro della famiglia che insegna le buone maniere e il rispetto del crimine in giacca e cravatta. Perchè lo stile in questa serie ha un ruolo importantissimo, completi impeccabili avvolgono camicie bianche stirate con la moda di nascondere una lametta nel risvolto dei cappelli, pronta all’uso.

Violenza raccontata da una regia dal ritmo magnifico con un attenzione quasi maniacale per i dettagli di Steven Knight, fotografia pazzesca e colonna sonora di alti livelli . Basta citare la sigla: “Red Right Hand – Nick Cave And The Bad Seeds”, e ho detto tutto.

Abbiamo alcol , tradimento, storie d’amore,pugni e un immancabile duello fra il bene e il male, Peaky Blinders entra a gamba tesa nei primi posti delle mie serie preferite e vi consiglio assolutamente di non perderla per nulla al mondo!

E mentre aspetto una vostra opinione vi lascio brindando alla Tommy Shelby:
“Che possiate stare un’ora in paradiso prima che il diavolo si accorga che siete morto”

Voto 5/5

Power – Recensione

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Power è una serie tv americana prodotta da 50 Cent andata in onda in Italia per il prima volta nel 2015 ed arrivata alla terza stagione.

La storia narra le vicende di James ‘Ghost’ St. Patrick, padre amorevole, uomo elegante e fascinoso, ricco proprietario di uno dei nightclub  più fighetti della zona ma con un piccolo dettaglio : gestisce una della più importanti reti della droga di New York. La storia si complica nel momento in cui  inizia una relazione extraconiugale con la sua ex fiamma Angela Valdez ma anche, a sua insaputa ,assistente procuratore distrettuale nella squadra antidroga.

Questo ultimo risvolto è uno dei pochi elementi che hanno reso ai miei occhi la storia poco interessante, insomma siamo nella Grande Mela  quante probabilità ci sono che la ex  fiamma sia  allo stesso tempo la persona che indaga sul suo traffico di droga?!

Per il resto devo dire che è una serie che ho apprezzato, racconta la New York della strada con le sue dure regole condito con del buon sex-appeal, che non guasta mai.

La relazione fra Ghost ed Angela ci regala non poche scene piccanti ma senza scadere nel volgare.

Le vicende della serie sono assolutamente credibili e credo sia proprio questo il punto forte, uno sguardo attuale sulla comunità di colore americana attraverso  un protagonista afroamericano riuscito ad emergere e farsi strada nella New York privilegiata, che vuole riscattarsi definitivamente e liberarsi da un passato che tenta in tutti i modi di risucchiarlo nel vortice dell’illegalità, impegnato in  una relazione fatta di debolezze e tradimenti ma anche di doveri verso la propria famiglia e di conseguenza di scelte non sempre piacevoli.

Ho particolarmente apprezzato  Joseph Sikora nel ruolo di Tommy Egan, amico di famiglia e socio di Ghost, interamente calato nel ruolo e molto credibile.

Musica e fotografia in linea con l’ambientazione  delle strade americane

Voto 4/5

The Night Of – Recensione

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Eccoci finalmente giunti ad una delle mie serie preferite dell’ultimo anno, ho divorato questa serie in un giorno, maledicendomi per averla terminata troppo presto.

The Night Of – Cos’è successo quella notte? è una serie tv americana di otto puntate creata da Richard Price e Steven Zaillian.

Siamo di fronte ad una serie tutta d’un pezzo, forte e senza mezze misure, ti schiaffa la vita in faccia con tutta la sua amara verità e lo fa sulla pelle di Nasir, studente  universitario  di origine pakistana, accusato dell’omicidio di Andrea Cornish.

Tutto ha inizio la notte in cui Nasir ruba il taxi del padre per andare ad un festa con degli amici ma i suoi programmi vengono cambiati da Andrea una ragazza incontrata per caso con cui trascorre la serata a base di sesso e droga fino a perdere i sensi, al suo risveglio Andrea è morta assassinata e lui non ricorda più nulla. Si ritroverà all’improvviso in cella , incastrato dall’arma del delitto  e accusato di omicidio.

Nasir è un evoluzione puntata dopo puntata, nel primo episodio appare timido e indifeso, un balbettante ingenuo di fronte ad una sfacciata ragazza ma nel corso della serie diviene un crescendo di criminalità e spavalderia evolvendosi non solo caratterialmente ma anche fisicamente; un innocente incastrato da una serie di equivoci e rapidi  eventi che hanno stravolto la vita del protagonista da un giorno all’altro , ritrovarsi in prigione lo costringe ad adattarsi fino a trovarsi a proprio agio in quei panni che il sistema giudiziario lo ha costretto ad indossare.

Il punto chiave della serie non sarà chi ha ucciso Andrea ma che chiunque di noi potrebbe essere Nasir, e che la sua figura incarna quella di numerosi innocenti masticati da un sistema corrotto e arrugginito che ti  risputa senza preoccuparsi di averti rovinato per sempre la vita.

Agghiacciante e crudele verità sotto forma di serie tv diretta con maestria dal regista ed egregiamente dagli attori tra i quali spicca fra tutti l’avvocato John Stone interpretato dal grandissimo John Turturro.

Consiglio vivamente la visione a tutti voi, ma fatemi sapere cosa ne pensate!

Voto 5/5

The OA – Recensione

The OA è stata scritta e diretta da Zal Batmanglij e Brit Marling, quest’ultima appare anche in veste di attrice interpretando la protagonista Prairie Johnson, e ha tra i suoi produttori  Brad Pitt.

Prima di recensire questa serie ci ho su pensato su un paio di volte, The OA non è una serie semplice da spiegare ma neanche da capire. Anche adesso che ne sto scrivendo rimango indecisa sulla mia stessa opione, cosa devo pensare?

È una serie miscuglio di generi, drammatica, thriller, fantascientifica, romantica ma termina in una dimensione propria ed inclassficabile. L’unicità è sicuramente un pregio in ogni settore ma la non linearità ti lascia confuso senza arrivare alla meta.

Il cast e l’idea della trama sono validi e i presupposti per la buona riuscita ci sono tutti ma appaiono nel susseguirsi degli episodi evidenti problemi di sviluppo, è come se si perdesse per strada senza sapere bene  che direzione prendere. Lo spettatore rimane inerme e confuso senza riuscire a dare senso a quello che ha visto.

Nello stesso tempo ci sono molte cose positive della serie, tra cui il cast, il mistero sulla cecità della protagonista, la caratterizzazione dei personaggi, una originale prima puntata con dei titoli di testa quasi a metà episodio ed il volersi spingere oltre per creare un prodotto unico e bizzarro.
The OA ha diviso pubblico e critici, ha fatto parlare di sé e non è passata inosservata. Già questo denota un certo carattere distintivo.

Voto 3.5/5

Stranger Things – Recensione

Stranger Things è una serie tv di fantascienza creata dai Duffer Brothers per Netflix.

Per il momento vanta una sola stagione ma è prevista la messa in onda della seconda per quest’autunno.

La storia vede come protagonisti dei bambini alla ricerca del loro amico misteriosamente scomparso aiutati da Undici una ragazzina scappata da un laboratorio segreto, il tutto ambientato nell’Indiana degli anni 80.

La serie accolta positivamente da pubblico e critica ha numerosi elementi che donano al prodotto più di un motivo per essere visto.

Siamo nell’età del passaggio tra il mondo dei bambini e quello dei ragazzi, formato da confusione di sentimenti e contraddizione di comportamenti, raccontato con la giusta dolcezza e innocenza che lascia dentro di noi un velo di buona nostalgia.

Gli anni 80 riportano infatti alla luce ricordi, emozioni e ingenuità fatti di ragazzi che ancora utilizzano i giochi da tavola, appassionati dal mistero e legati da un amicizia profonda fatta di carne e ossa. Un profondo omaggio misto fra E.T e The Goonies  ottimamente riuscito riporta alla luce mostri e universi paralleli,  condito da un bellissima colonna sonora a tema anni 80.

Undici è interpretata da una bravissima Millie Bobby Brown mentre la madre di  Will Byers, il ragazzino scomparso, è la meravigliosa Winona Ryder (altro ritorno dagli anni 80!)

Certo che, rimanere fedeli all’ambientazione in questo caso sembra aver significato non usare effetti speciali degni di questo nome, capisco il rispetto ma lo ritengo un aspetto migliorabile.

Stranger Things, però , è sicuramente una serie che non può mancare nella vostra collezione!

E voi, cosa ne pensate?

 

Voto 4.5/5

Le regole del delitto perfetto 3 – Recensione

Questa settimana siamo arrivati al termine della terza stagione con protagonista la  nostra professoressa Annalise Keating.

La serie tv thriller nata nel 2014 condivide i genitori con Grey’s Anatomy.

Le regole del delitto perfetto si è fatta conoscere negli anni per la continuità di suspense che non vacilla  durante gli episodi e ricchi colpi di scena che capovolgono  la storia in un montaggio caratterizzato da numerosissimi flashforward.

Gli ingredienti ci sono tutti: tradimento, omicidio,sesso , mistero e così  la prima stagione di fatto non delude, la seconda con pochi tentennamenti ha mantenuto il colpo ma la terza stagione pare vacillare per originalità di contenuti.

Con il passare delle puntate sembra di assaporare una frittata di pasta ottenuta dagli avanzi delle stagioni precedenti a tratti noiosa e prolissa nei dialoghi .Scoprendo la trama di questa terza stagione è improbabile non chiedersi : “è proprio possibile che capitino tutte a loro?” Per non parlare del risvolto ridicolo e banale del finale di stagione e della superficialità con la quale si risolvono i casi, come sempre tutti salvi e assassini contenti.

Rimane comunque convincente e brillante  Viola Davis, per interpretazione e caratteristiche del personaggio, una donna forte che si sacrifica per i proprio “figli adottivi” come farebbe una qualsiasi madre con i propri cuccioli, ma basterà a promuovere la stagione?

Sicuramente si posiziona un gradino più in basso rispetto le precedenti.

Voto 3/5